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Eating Italian – Slow Food

Eating Italian, living Italian: Slow Food offers high quality within everyone’s reach.

Last week we were in Italy, in Biella, back in Piedmont after 10 years. A return to the roots, we talked about it in the previous article. But return to the roots also means returning to eating well, unhurriedly, in company, with great Italian wine.

This is one of the crucial concepts of Slow Food. 

But where did Slow Food originate? On what principles does the movement operate, what are its values and what are its members committed to? We will delve into all this in today’s post.

Slow food is a global movement, originating in Turin, Italy, founded in 1986 by Carlo Petrini. Three years later a worldwide organization was founded in Paris and an official manifesto was signed. Today the movement is represented in more than 160 countries around the world and has one hundred thousand members and more than one million supporters.

In its own way, the movement defined itself against the trend of fast food (fast food vs. slow food) and set out to defend regional traditions, gastronomic enjoyment of food, and a slow pace that allows one to enjoy every moment both in eating and in life in general.

Slow Food promotes the consumption of wholesome dishes made with ingredients from local suppliers, educates the public in the field of gastronomy, and supports the culture of the table, which it sees as one of the forms of gathering within the family or any other community. The movement also sees food as a unifying element not only for individuals, but also for different nations and thus for the whole world.

As I said, the „slow food“ philosophy is defined by three interconnected principles: good, fresh and honest food for all. Good food is fresh and tasty. Its consumption is a sensory experience. Fresh food is grown with respect for the environment. Food production must not harm human health and must dispense with chemical substitutes. The right food is created under fair conditions for producers who provide it to consumers at an affordable price.

Back to us, after a busy day, we drove up to the upper part of the city of Biella, known for its intrinsic relationship with textile production (more on this later). Having parked the car in an almost spring rain, we went to the „Due Cuori“ (Two Hearts) tavern. 

The osteria was immensely nice, and the two people who warmly welcomed us were two „sisters“ in their sixties. The kitchen was fantastic, run by a gentleman cook for a decade, and strictly home-style. The two ladies, of course, told us their story, the history of the place and that connected to their food.

The atmosphere was unique, friendly, quiet (we were the first patrons, the place could hold about 25 or 30 covers at most) and the strongest feeling was that we felt comfortable, at home. Ergo, a relaxed atmosphere and an almost familiar well-being.

Now on to the dishes!

Well, obviously Piedmontese cuisine, we immediately jumped on a salad of fresh artichokes and parmesan shavings, basted with chopped walnuts, as an appetizer.

And some vitello tonnato with lemon caramel.

But here come our entrées: I had a risotto mantecato al Maccagno, a local toma cheese ( Toma is an aged, semi-cooked, cow’s milk cheese, which can be made from either whole or semi-skimmed cow’s milk, and which originates from the pastures of the Alps – With Toma Piemontese it is traditional to prepare Polenta Concia, a typical Valle d’Aosta dish made with butter and cheese, or fondue, a very rich dish made with melted cheese and milk, a must-have specialty on the table in the countries of northern Italy, with an intense and unmistakable flavor. )

Svetlana wanted to try chestnut flour maltagliati, with leeks, pumpkin,chestnuts, rosemary and parmesan cheese. In-indecision, we shared another first course, obviously and strictly Piedmontese, handmade agnolotti al plin stuffed with roast fassone, with butter and sage!

Not content, for dessert we tasted hot zabaglione with local torcetti and a hazelnut cake on vanilla sauce!

Let’s not forget the wine, exceptional, an excellent nebbiolo. It is generally thought that nebbiolo and barolo, barricaded wines, originate in southern Piedmont, along with barbaresco and dolcetto, so near Alba and environs, in this case the nebbiolo was local, harvested on the slopes of the Alps. 

In short, a rewarding experience in all respects, with which we concluded those few intense days in Piedmont, from which we had been missing since time immemorial.

 www.osteriaduecuori.it

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Italian terms

Osteria: Public place, dim in tone, with wine-tasting or even trattoria service. Formerly, inn where one could eat and find lodging.

Trattoria: A trattoria is a public establishment, mainly of a popular, typically Italian type, intended for the sale and consumption of meals on the premises. The name comes from trattore, „innkeeper,“ which in turn comes from the French traiteur, a derivative of traiter, in turn from the Latin, tractare, „to treat, to prepare.“

 What is the difference between a trattoria and a tavern?

The trattoria, unlike the osteria, is that place where you go to eat and have a little something to eat while the osteria is the exact opposite of that i.e., that place where you go to drink and possibly eat a little something.

Mangiare italiano, vivere italiano: lo Slow Food offre alta qualità a portata di tutti.

Settimana scorsa siamo stati in Italia, a Biella, tornati in Piemonte dopo 10 anni. Un ritorno alle origini, ne abbiamo parlato nel precedente articolo. Ma ritorno alle origini significa anche tornare a mangiare bene, senza fretta, in compagnia, con un ottimo vino italiano.

Questo è uno dei concetti cruciali di Slow Food. 

Ma Da dove nasce Slow Food? Su quali principi opera il movimento, quali sono i suoi valori e in cosa ci si impegnano i suoi membri? Approfondiremo tutto questo nel post di oggi.

Lo Slow food è un movimento globale, che nasce a Torino, fondato nel 1986 in Italia da Carlo Petrini . Tre anni dopo venne fondata a Parigi un’organizzazione mondiale e venne firmato un manifesto ufficiale. Oggi il movimento è rappresentato in più di 160 paesi del mondo e conta centomila membri e più di un milione di sostenitori.

A suo modo, il movimento si è definito contro la tendenza del fast food (fast food vs. slow food) e si è posto l’obiettivo di difendere le tradizioni regionali, il godimento gastronomico del cibo e un ritmo lento che permetta di godere di ogni momento sia in mangiare e nella vita in generale.

Slow Food promuove il consumo di piatti genuini, realizzati con ingredienti provenienti da fornitori locali, educa il pubblico nel campo della gastronomia e sostiene la cultura della tavola, che considera una delle forme di incontro all’interno della famiglia o di qualsiasi altra comunità. Il movimento vede inoltre il cibo come un elemento unificante non solo per gli individui, ma anche per le diverse nazioni e quindi per il mondo intero.

Come dicevo, la filosofia „slow food“ è definita da tre principi interconnessi: cibo buono, fresco ed onesto per tutti. Un buon cibo è fresco e gustoso. Il suo consumo è un’esperienza sensoriale. Il cibo fresco viene coltivato nel rispetto dell’ambiente. La produzione di prodotti alimentari non deve nuocere alla salute umana e deve fare a meno dei sostituti chimici. Il cibo giusto viene creato in condizioni eque per i produttori che lo forniscono ai consumatori a un prezzo accessibile.

Tornando a noi, dopo una giornata impegnativa, siamo saliti nella parte alta della città di Biella, conosciuta per il suo rapporto intrinseco con la produzione tessile (ne parleremo in seguito). Parcheggiata l’auto sotto una pioggia quasi primaverile, siamo andati alla osteria “Due cuori”. 

L’osteria era immensamente carina, e le due persone che ci hanno accolto con calore sono due „sorelle“ sessantenni. La cucina era fantastica, gestita da un cuoco gentiluomo da una decina di anni, e rigorosamente casalinga. Le due signore, ovviamente, ci hanno raccontato la loro storia, la storia del luogo e quella connessa al loro cibo.

L’atmosfera era  unica, cordiale, silenziosa (siamo stati i primi avventori, il locale poteva contenere circa 25 o 30 coperti al massimo) ed il sentimento più forte è stato quello di sentirci a nostro agio, a casa. Ergo, un’atmosfera rilassata ed un benessere quasi familiare.

Ora passiamo ai piatti! Beh, ovviamente cucina piemontese, ci siamo buttati subito, come antipasto, su una insalata di carciofi freschi e scaglie di parmigiano, imbastite con delle noci tritate. E del vitello tonnato con caramello al limone.

Ma ecco arrivare i nostri primi: io ho preso un risotto mantecato al Maccagno, una toma locale ( La Toma è un formaggio stagionato, a pasta semicotta, di latte vaccino, che può essere prodotto sia con il latte vaccino intero, sia con quello parzialmente scremato, e che nasce dai pascoli delle Alpi – Con la Toma Piemontese è tradizione preparare la Polenta Concia, un piatto tipico valdostano a base di burro e formaggio, oppure la fonduta, un piatto molto ricco a base di formaggi fusi e latte, specialità immancabile sulla tavola dei paesi del nord Italia, dal sapore intenso e inconfondibile.)

Svetlana ha voluto provare dei maltagliati di farina di castagne, con porri, zucca,castagne, rosmarino e parmigiano. Nell’indecisione, abbiamo diviso un altro primo, ovviamente e rigorosamente piemontese, degli agnolotti al plin fatti a mano ripieni di arrosto di fassone, al burro e salvia!

Non contenti, come dessert abbiamo assaggiato dello zabaglione caldo con torcetti locali e una torta di nocciole su salsa alla vaniglia!

Non dimentichiamoci il vino, eccezionale, un ottimo nebbiolo. Generalmente si pensa che il nebbiolo ed il barolo, vini barricati, nascano nel sud del Piemonte, insieme al barbaresco ed il dolcetto, quindi vicino ad Alba e dintorni, in questo caso il nebbiolo era locale, raccolto alle pendici delle Alpi. 

Insomma, un’esperienza gratificante a tutti gli effetti, con cui abbiamo concluso quei pochi giorni intensi in Piemonte, da cui mancavamo da tempo immemore.

www.osteriaduecuori.it

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Termini italiani

 Osteria: Locale pubblico, di tono dimesso, con mescita di vini o anche con servizio di trattoria. In passato, locanda dove si poteva mangiare e trovare alloggio.

 Trattoria: La trattoria è un esercizio pubblico, prevalentemente di tipo popolare, tipicamente italiano, destinato alla vendita e consumazione dei pasti in loco. Il nome deriva da trattore, „oste“ che a sua volta viene dal francese traiteur, derivato di traiter, a sua volta dal latino, tractare, „trattare, preparare“.

 Qual’è la differenza tra trattoria e osteria?

La trattoria, a differenza dell’osteria, è quel luogo dove si va per mangiare e bere qualcosina mentre l’osteria ne è l’esatto contrario ovvero quel luogo in cui si va per bere e, eventualmente, mangiare qualcosina.

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